L’insulino-resistenza è una condizione sempre più diffusa ma spesso silenziosa. Significa che il nostro organismo risponde in modo inefficace all’azione dell’insulina, l’ormone che regola i livelli di zucchero nel sangue. Il pancreas compensa producendo sempre più insulina, ma col tempo questo sforzo può portare a diabete di tipo 2, sindrome metabolica, infiammazione cronica e aumento del rischio cardiovascolare.
Come si riconosce?
Molti pazienti sono insulino-resistenti senza saperlo. Alcuni segnali da non trascurare:
- – Accumulo di grasso viscerale (vita > 85 cm)
- – Difficoltà a perdere peso nonostante dieta e attività fisica
- – Pressione alta
- – Trigliceridi elevati
- – Stanchezza dopo i pasti
- – Acanthosis nigricans (pelle ispessita e scura nelle pieghe cutanee)
- – Fibromi penduli (soprattutto su collo e ascelle)
- – Sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) nella donna
- – Disfunzione erettile nell’uomo
Come si diagnostica?
La glicemia a digiuno non basta. È
fondamentale eseguire un semplice esame del sangue dopo 12 ore di digiuno che
valuti glicemia e insulinemia. Con questi dati si può calcolare l’indice
HOMA-IR:
HOMA-IR = (Insulina [μU/mL] × Glicemia [mg/dL]) / 405
Un valore superiore a 1,5–2 può indicare insulino-resistenza.
Perché è importante agire subito?
L’insulino-resistenza è reversibile, ma solo con diagnosi precoce e un intervento mirato su stile di vita, nutrizione personalizzata, attività fisica regolare e, quando necessario, integrazione mirata o trattamento farmacologico.
.
