CARDIOLOGIA · DISTURBI DEL RITMO

Aritmie cardiache

Dal battito irregolare alla fibrillazione atriale: quando preoccuparsi e come orientarsi.

Il ritmo del cuore non è sempre regolare

Il cuore possiede un sistema elettrico che coordina la contrazione degli atri e dei ventricoli. Un’aritmia compare quando la formazione o la conduzione degli impulsi si modifica. Alcune aritmie sono innocue o transitorie; altre richiedono valutazioni e trattamenti specifici. Palpitazioni, affaticamento, dispnea, capogiri o perdita di coscienza possono essere segnali di un disturbo del ritmo, ma la diagnosi richiede la documentazione elettrocardiografica.

Bradicardia e tachicardia

Una frequenza lenta non è necessariamente patologica: durante il sonno o negli sportivi può essere fisiologica. Una bradicardia accompagnata da sincope, marcata stanchezza o instabilità emodinamica merita invece una valutazione tempestiva. Le tachicardie possono originare dagli atri o dai ventricoli e avere significati clinici molto differenti. La frequenza cardiaca da sola non permette di riconoscerne la causa.

Fibrillazione atriale: più di un battito irregolare

La fibrillazione atriale è una delle aritmie sostenute più comuni. Può provocare palpitazioni e ridotta tolleranza allo sforzo, ma talvolta è asintomatica. La gestione comprende il trattamento delle comorbilità, la prevenzione dell’ictus, il controllo della frequenza o del ritmo e la rivalutazione nel tempo. Le linee guida ESC 2024 sintetizzano questo approccio nel percorso AF-CARE. La decisione sull’anticoagulazione dipende dal rischio tromboembolico e da altri elementi clinici, non dalla sola presenza di sintomi.

Extrasistoli e palpitazioni

La sensazione di un battito mancante o più forte può corrispondere a extrasistoli atriali o ventricolari. In molti casi non indicano una malattia grave, ma frequenza, sintomi, cardiopatia sottostante e caratteristiche dell’ECG orientano l’eventuale approfondimento. Evitare di attribuire automaticamente ogni palpitazione all’ansia senza un adeguato inquadramento.

Sincope: non tutte le perdite di coscienza sono aritmiche

La sincope è una perdita transitoria di coscienza dovuta a una temporanea riduzione della perfusione cerebrale, con recupero spontaneo completo. Può essere riflessa, associata a ipotensione ortostatica o causata da una patologia cardiaca. La storia dell’episodio, i sintomi premonitori, la pressione arteriosa e l’ECG sono essenziali per orientare il percorso diagnostico. Una sincope durante lo sforzo, in posizione supina, accompagnata da palpitazioni o in presenza di cardiopatia nota richiede particolare attenzione.

Gli esami e i dispositivi

Oltre all’ECG, possono essere utili monitoraggio Holter, registratori di eventi, monitor impiantabili, ecocardiogramma e, in casi selezionati, studio elettrofisiologico. Pacemaker e defibrillatori impiantabili non sono intercambiabili: il primo tratta specifiche bradiaritmie, mentre l’ICD può interrompere aritmie ventricolari potenzialmente letali in pazienti selezionati. L’ablazione transcatetere è un’opzione per alcune tachiaritmie, in base al quadro clinico.

Approfondimenti

Pacemaker e interferenze elettromagnetiche; ESC 2024 — Fibrillazione atriale; ESC — Sincope; ESC — Pacing e resincronizzazione.

Articolo divulgativo, ottobre 2026. Non sostituisce una valutazione medica individuale.