Copertina di Io, Ippocrate di Kos

Io, Ippocrate di Kos

Laterza, 2008 · ISBN 9788842088240

Chi era davvero Ippocrate, l’uomo al quale la tradizione occidentale attribuisce la nascita della medicina razionale? E quale prezzo dovette pagare per difendere l’autonomia dell’arte medica dai dogmi, dagli interessi e dal potere?

In Io, Ippocrate di Kos, romanzo storico, Massimo Fioranelli e Pietro Zullino affidano la narrazione allo stesso Ippocrate, ormai novantenne, che detta le proprie memorie a un grammatico. Ne emerge una figura viva, inquieta e profondamente umana, lontana dall’immagine immobile del padre della medicina consegnata ai posteri.

Sullo sfondo della guerra del Peloponneso e della sconfitta di Atene, il protagonista rievoca la fuga dall’isola di Kos, il viaggio per mare, gli incontri con Socrate, Democrito e Platone, la persecuzione per empietà e il confino a Larissa. Il racconto intreccia vicende personali e grandi conflitti del mondo greco, mostrando come la libertà del medico possa essere minacciata dall’autorità politica e religiosa.

Al centro dell’opera si colloca la difesa di una medicina che osserva il malato concreto, ricerca le cause naturali delle malattie e rifiuta di subordinarsi alle spiegazioni sacrali o ai sistemi filosofici. Il medico non è il custode di una verità immutabile, ma un ricercatore che deve dubitare, verificare e comprendere; soprattutto, deve riconoscere l’unicità della persona che gli chiede aiuto.

La riflessione si estende al rapporto tra sapere e responsabilità, alla dignità del paziente, alla riservatezza, al significato del giuramento professionale e ai difficili interrogativi sul dolore, sull’invecchiamento e sulla morte. La dimensione etica non è separata dalla pratica clinica: ne costituisce il fondamento.

Attraverso la forma narrativa e il dialogo con i protagonisti della cultura classica, il volume interroga anche il presente. La vicenda di Ippocrate diventa così una meditazione sulla libertà di pensiero e sull’identità della medicina: un’arte che non può essere ridotta né a strumento del potere né a semplice tecnica, perché trova il proprio significato nell’incontro con l’essere umano.

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